La Polledrara di Cecanibbio: elefanti antichi a spasso per Roma

Ma lo sai che c’è un deposito antichissimo che ti permette di poter quasi toccare le zanne di grossi elefanti, di simil bufali e molto altro?

Un divertimento assicurato per i grandi ma soprattutto per i più piccoli conoscere da vicino queste antiche creature.

Oltre a tutte le bellezze storiche di Roma più conosciute, per gli amanti del genere paleontologico, esiste la “La Polledrara di Cecanibbio”che è tra i siti paleontologici musealizzati più importanti e spettacolari in Italia,  un deposito di notevole grandezza ed di grandissimo valore.

Un’area che, come lo stesso nome (polledrara) dice, doveva essere una riserva di pascolo destinata all’allevamento di puledri.

Polledrara di Cecanibbio

Photo credits: paleoitalia.org

Un mondo perduto, un “cimitero” degli elefanti, forma di vita ormai estinte e memorie antichissime emerse dal sottosuolo.

Scoperto nel 1984 , il sito è protetto da allora da una struttura edificata tutta intorno, si ha veramente per il visitatore, l’impressione di toccare le ossa fossili di grandi mammiferi del pleistocene.

Pleistocene? Sì, una era antichissima, compresa tra 2,58 milioni di anni fa  e 11.700 anni fa.

Basti pensare che in questa epoca così remota, quella parte di Roma che ora si chiama Selva Nera, sul pendio di una collina, alle porte di Roma Nord, tra Castel di Guido e la via Aurelia, era una palude.

Ora questa zona è immersa nella campagna romana, infatti proprio duranti dei lavori agricoli è stata rivenuta questa area.

Protagonisti incontrastati: l’elefante antico (Palaeoloxodon antiquus), di cui sono stati ritrovati i resti di almeno trenta esemplari; e l’uomo (Homo heidelbergensis)

Infatti proprio durante gli scavi è stato riportato alla luce lo scheletro di un antico elefante rimasto intrappolato nel fango dell’ambiente palustre, probabilmente  durante la piena del fiume, morto dopo avere lottato con un lupo di fattezze primitive (il cui cranio è stato trovato nelle vertebre dell’elefante).

Perché sono diventati fossili?

L’eccezionale stato di conservazione dei reperti, è stato possibile grazie ai sedimenti vulcanici in cui erano inglobati.

Ma non ci sono solo reperti di animali, sono stati trovati anche tantissimi manufatti di pietra, più di 500, di uso quotidiano che sono stati trasportati fin qui dall’uomo, testimonianza del fatto che questa zona era abitata e che alcune carcasse sono state macellate e la carne lavorata direttamente sul posto, vista la presenza dei tanti oggetti lavorati a mano. Sono stati trovati  prodotti umani che risalgono addirittura al Paleolitico Inferiore.

Ma vediamo che tipo di fauna è stata scovata:

  • Numerosi resti di  “Palaeoloxodon antiquus” detto anche “L’elefante dalle zanne dritte”sono stati rinvenuti, era più alto di 4 metri ed era ben più grande del mammut a lui contemporaneo.
  • Il bue primigenio, un grande bovino, una delle prede più frequenti della caccia dell’uomo in alcune località della campagna romana.
  • Ma non solo, anche il lupo, la volpe, il gatto selvatico ed il tasso. Oltre a questi mammiferi sono stati trovati anche rettili, anfibi e uccelli che vivevano presso questo alveo fluviale.

Dentro il capannone di ben 900 metri quadri (costruito veramente bene) che conserva questi importanti frammenti, una lunga passerella sospesa ti consente di poter camminare al di sopra di questo antico fiume ed immaginare la vita preistorica di questi fantastici animali.

Fa strano camminare dentro un posto così moderno eppure carico di storia millenaria, dove antico e moderno si fondono alla perfezione. Un ambiente rimasto intatto fino a noi, infatti i reperti dal momento del loro ritrovamento non sono mai stati toccati o spostati. L’abbondanza di resti e il loro magnifico stato di conservazione, scoperti da numerosi scavi che non si sono interrotti dal 1985, rende straordinario questo posto, sebbene non sia accessibile sempre.

I singoli visitatori possono accedere al sito, usufruendo del servizio di visita guidata, il IV sabato del mese alle ore 12, per i gruppi gli accessi variano.

 

Prenotazione obbligatoria

Telefono: 06 39967700
Email: info@coopculture.it
Sito web: www.coopculture.it

Buona visita!

 

Immagine in evidenza: thanks to www.rollingems.com

Federica Giancristofaro

Romana, perdutamente innamorata della sua città e della storia in generale.
Scrivo per passione e sono alla continua ricerca di storie da raccontare.
Federica Giancristofaro

Federica Giancristofaro

Romana, perdutamente innamorata della sua città e della storia in generale. Scrivo per passione e sono alla continua ricerca di storie da raccontare.

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