Santa Sabina e l’arancio più antico d’Europa.

Anche un semplice albero di arancio può raccontare una storia persa nel tempo.

Da ben otto secoli questa pianta fiorisce ogni anno ad agosto, per tradizione è il primo arancio in Italia.

Questo antico albero è stato collocato da San Domenico che lo piantò nell’orto della bellissima basilica di Santa Sabina nel 1220, sul colle Aventino.

Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei Predicatori (meglio conosciuti come “Domenicani”),qui visse e operò.

Su questo luogo  vi era un santuario dedicato ad Iside, l’edificio originario era situato sul tratto di strada chiamato vicus Altus, che in epoca antica era già molto trafficata e proprio per questo motivo anche di densa crescita edilizia.

Santa Sabina è la più nota delle chiese situate sull’ Aventino, fu edificata con tutta probabilità utilizzando le 24 colonne bianche di marmo appartenenti al “Tempio di Giunone Regina” che sorgeva nelle vicinanze.

Questa chiesa è dedicata ad una nobile romana decapitata durante le persecuzioni dell’imperatore Adriano nel II secolo. Quando la sua ancella Serapia venne catturata, anche Sabina venne allo scoperto subendo il martirio intorno all’anno 120 d.C.

Sotto l’altare maggiore si  conservano ancora le reliquie della nobile martire.

Questa splendida chiesa in stile romanico è tutta da vedere, per la sua sobrietà ed eleganza è veramente un capolavoro, molto essenziale all’esterno ma stupefacente e ricca all’interno con bellissimi pavimenti, vetrate e soffitti.

Una curiosità

Santa Sabina è la prima stazione quaresimale. Qui i pontefici pronunciano la loro omelia il mercoledì delle Ceneri. Non si conoscono con precisione i motivi per cui sia stata scelta Santa Sabina: alcuni pensano che il papa, in vista delle fatiche quaresimali, si ritirasse lassù per alcuni giorni di riposo. La scelta potrebbe anche essere riconducibile alla forte salita – simbolo degli sforzi necessari alla “salita” verso la perfezione spirituale dell’anima – che doveva percorrere, per raggiungerla, la processione che partiva dalla basilica di Santa Anastasia.

C’è anche lo zampino del diavolo!

Le credenze popolari come sai sono veramente potenti, e i romani credettero che anche nella basilica di Santa Sabina ci fosse il diavolo, oppure fosse presa di mira dai diavoli,  poiché era stata costruita, come tante altre, sopra di un tempio pagano.

Infatti all’interno della chiesa puoi trovare la “bomba di San Domenico”, una pietra di basalto nero con tre fori, queste fessure nella pietra sarebbero le impronte delle dita del diavolo.

Tradizione vuole che Satana, in persona, infuriato con Domenico, che pregava sulla lastra marmorea che copriva le ossa di alcuni martiri, gli scagliò la pietra contro, rompendo la lastra.

In realtà la lapide fu spezzata dall’architetto Domenico Fontana durante il restauro del 1527 per spostare la sepoltura dei martiri.

E proprio sotto l’atrio, sopra ogni cosa, puoi ammirare la bellezza e l’imponenza della porta in legno di cipresso del V secolo, che è la più antica scultura lignea dell’era paleocristiana.

La porta si divide in diversi quadri che rappresentano le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Interessante notare che il primo pannello a sinistra raffigura Cristo in croce tra i due ladroni e, visto che risale al V secolo, rappresenta la più antica raffigurazione plastica della Crocifissione.

Se guardi bene, proprio sul muro di fronte, puoi vedere una piccola fessura nel muro coperta da un vetro , che permette di vedere questo arancio, alto 6 metri.

Ma da dove viene l’arancio?

Come molti di noi sanno, questa pianta è originaria dell’estremo oriente, fino al XIII secolo sconosciuta in Europa. Ma san Domenico (Domenico Guzman) che proveniva dalla Spagna, conosceva questa pianta ed essendosi trasferito in questo antico convento, la interrò con amore e cura, sistemandola nel chiostro che lui stesso fece costruire.

Ma la condotta di Domenico e i tanti miracoli attribuiti a lui, accrebbero sia la fama del santo che quella del suo albero di arancio dolce.

Questo arancio è considerato miracoloso in quanto a distanza di secoli ha continuato a dare frutti attraverso altri alberi rinati sull’originale, una volta seccato.

Anni addietro durante un inverno particolarmente rigido, la pianta sembrò morire, ma i frati dopo una intensa notte di preghiera videro all’alba spuntare di nuovo dei fiori sul rami gelati.

Fa quasi sorridere sapere che i frutti di questo antico albero era esclusivamente destinati al pontefice ed al suo entourage, addirittura per le doti ritenute miracolose di questa pianta, le foglie erano date agli ammalati.

Ancora una volta le leggende e la storia si fondono con preziosa armonia nella città eterna.

Federica Giancristofaro

Romana, perdutamente innamorata della sua città e della storia in generale.
Scrivo per passione e sono alla continua ricerca di storie da raccontare.
Federica Giancristofaro

Federica Giancristofaro

Romana, perdutamente innamorata della sua città e della storia in generale. Scrivo per passione e sono alla continua ricerca di storie da raccontare.

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