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San Pietro in Vincoli: le tensioni dell’arte

San Pietro in Vincoli

A Roma di chiese ce ne sono a centinaia, ma ognuna di esse è importante, unica e parte della storia della città. Tra queste la basilica di San Pietro in Vincoli merita di essere conosciuta (e visitata) per la sua storia, le sue vicissitudini e le opere d’arte custodie al suo interno. Per visitarla bisogna raggiungere il colle Oppio, nel rione Monti e da qui partire per un lungo viaggio che comincia nel V secolo d.C. con la volontà di una donna, Licinia Eudossia, e di un miracolo.

La storia

San Pietro in Vincoli
Fonte: frosinonemagazine.it

La chiesa di San Pietro in Vincoli fu edificata nel 442 sui resti di una precedente chiesa (denominata Ecclesia Apostolorum) che, a sua volta, sorgeva sui resti di una dimora romana. La costruzione di questo luogo di culto si deve, come detto, alla volontà dell’imperatrice Eudossia, motivo per cui spesso questo luogo è noto anche con il nome di basilica eudossiana. Licinia Eudossia, figlia dell’imperatore Teodosio II e di Elia Eudocia, nonché moglie di Valentiniano III, ricevette dalla madre delle preziose reliquie che a loro volta erano state donate da Giovenale, l’allora Patriarca di Gerusalemme.

Le reliquie in questione sono le catene che servirono per tenere prigioniero l’apostolo Pietro (il primo Papa della storia). Le vicende di queste catene sono abbastanza curiose. Va precisato che secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, l’apostolo Pietro fu imprigionato prima a Gerusalemme e poi a Roma nel Carcere Mamertino. Il carcere romano aveva conservato parte di queste catene, così come Giovenale aveva conservato quelle utilizzate per la prigionia a Gerusalemme.

Licinia Eudossia, ricevuto questo dono, volle consegnarlo all’allora papa regnante Leone I (il celebre Leone Magno). Questi pensò di riunire le due parti dell’unica reliquia e in quel momento avvenne il miracolo. Queste, infatti, si unirono tra loro e quell’evento fu la causa che portò il pontefice a decidere di costruire la chiesa. Il nome, infatti, fa riferimento proprio all’evento, essendo le vincula, proprio le catene miracolose e che servirono per la detenzione di un illustre prigioniero.

Entrando in San Pietro in Vincoli, quindi, è possibile vedere le catene posizionate sotto l’altare maggiore. Le reliquie sono qui collocate, ma anche l’affresco posizionato al centro del soffitto della navata centrale vi fa riferimento. L’affresco è del 1706 e racconta a un fatto prodigioso accaduto nel 969, ovvero la liberazione di un conte dalla possessione del demonio avvenuta proprio grazie al contatto con le catene di San Pietro.

La basilica

Interno San Pietro in Vincoli
Fonte: soprintendenzaspecialeroma.it

Partiamo dall’esterno, guardando quindi la facciata della chiesa. Questa è quella figlia dell’opera di restauro compiuta da Giulio II (Giuliano della Rovere). Qui troviamo un portico a cinque arcate che, nei capitelli dei pilastri, vede raffigurato lo stessa della famiglia del papa.

L’interno della basilica di San Pietro in Vincoli è una piccola “anomalia” rispetto alle altre chiese cattoliche presenti a Roma. Il motivo? Ha delle decorazioni molto semplici, ma non per questo meno interessanti e affascinanti. Un’altra novità (e unicità) è data dagli affreschi degli altari laterali. Questi contengono immagini di scheletri, un elemento iconografico solitamente non presente nei luoghi di culto della città. L’ambiente interno è diviso in tre navate con venti colonne di epoca romana.

Possiamo dividere in due parti l’interno della chiesa: nella parte inferiore si trovano le reliquie delle catene, mentre nella parte superiore il mausoleo funebre di Giulio II. Questo mausoleo deve la sua importanza dalla statua che lo accompagna, realizzata da Michelangelo Buonarroti, proprio su commissione di Papa Giulio II, tra il 1505 e il 1545.

L’importanza artistica di San Pietro in Vincoli

Ci sono diverse particolarità e curiosità artistiche conservate all’interno di San Pietro in Vincoli e sono: il mosaico di San Sebastiano e le opere del Guercino e del Domenichino.

Il mosaico

A metà della navata di sinistra è possibile ammirare il mosaico che raffigura San Sebastiano. La particolarità di quest’opera è data dall’immagine del santo: l’unico caso in cui è rappresentato come un uomo anziano e con la barba.

I quadri

Proseguendo nella navata di destra, invece, si trovano il ritratto che il Domenichino fece del Cardinale Margotti e il cosiddetto Sant’Agostino del Guercino.

Il Mosè di Michelangelo

Mosè di Michelangelo
Mosè di Michelangelo

Uno dei principali motivi di interesse di San Pietro in Vincoli è la visita a uno dei maggiori monumenti della storia dell’arte: ovvero il Mosè di Michelangelo. Parliamo di una statua dalle enormi dimensioni (oltre i 2.30 metri) che fu costruita per l’allestimento del monumento funebre di Papa Giulio II e rappresenta Mosè che tiene in una mano le Tavole della Legge e con l’altra si accarezza la barba. Tanto per far capire la complessità dell’opera e la sua perfezione stilistica ed estetica, Vasari la definì come “opera di pennello che di scalpello”. Entrando in San Pietro in Vincoli il Mosè di Michelangelo non è completamente visibile, in quanto si trova in un angolo in penombra. Con una piccola donazione è possibile illuminare l’ambiente e ammirare, anche presi dallo stupore dell’effetto scenico, questo grandioso esemplare della grandezza dell’abilità scultorea di Michelangelo. Questa è evidente nel profondo realismo della statua e nei meravigliosi panneggi delle vesti del profeta.

Michelangelo e Giulio II

Il rapporto tra Michelangelo e Giulio II non fu sempre dei migliori e questo ebbe conseguenze sull’evolversi dei lavori del Mosè che avrebbe dovuto comporre il mausoleo del papa. Michelangelo, infatti, per costruire quest’opera modificò più volte il progetto, scatenando il disappunto del papa che, infatti, non riuscì a vederlo terminato. Inoltre il progetto iniziale di Giulio II era quello di realizzare un mausoleo da inserire all’interno della basilica di San Pietro in Vaticano. La sua idea non fu mai realizzata dai suoi successori che, invece, trasferirono la sua tomba proprio in San Pietro in Vincoli con annessa statua di Michelangelo.

Mosè con le corna
Fonte: midnightinvatican.com

Un’altra curiosità è legata alle corna che è possibile vedere sul capo della statua di Mosè. Non ci sono ragioni esoteriche o strane, ma semplici errori di traduzione. Nella Bibbia (precisamente nel Libro dell’Esodo) la discesa di Mosè dal monte Sinai (quando ricevette le Tavole della Legge) viene descritta con due raggi che provenivano dalla fronte di Mosè. Il termine ebraico che indica i “raggi” è karan (o karnaim) che potrebbe essere facilmente scambiato con keren che, appunto, significa “corna”.

Informazioni utili

La basilica di San Pietro in Vincoli è situata in Piazza di San Pietro in Vincoli 4/a ed è visitabile dalle 8 alle 12:30 e dalle 15 alle 19. Questo è l’orario da aprile a settembre che rimane simile anche da ottobre a marzo, ma con la chiesa che chiude alle 18.

All’interno della chiesa viene celebrata anche la Santa Messa. Dal lunedì al venerdì le messe sono alle 8 e alle 12 (tranne nel mese di luglio e di agosto) con la messa prefestiva alle ore 17. I giorni festivi le messe sono alle 8 e alle 11. Durante le funzioni religiose non è possibile visitare la chiesa.

Ulteriori informazioni sono presenti sul sito ufficiale della chiesa. Per raggiungere la chiesa dalla Stazione Termini è possibile prendere la metropolitana (Linea B), scendere alla fermata Cavour e poi proseguire a piedi per meno di duecento metri.

 

Immagine in evidenza: thanks to itmap.it

Scritto da Daniele Di Geronimo

Sono nato nel maggio del 1986 in provincia di Roma. Laureato in Lettere, amante della lettura, della scrittura e di tutto ciò che la lettura e la scrittura possono significare nel mondo del web. Sono attivo sui maggiori social network.

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