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Modi di dire romani: lingua e tradizione

Proverbi e modi di dire romani

La bellezza dei dialetti è un tratto distintivo della cultura italiana. Da molti è vista come segno di divisione e contrapposizione, anche per le marcate differenze linguistiche. Sì, i dialetti sono a tutti gli effetti delle lingue, anche se spesso sottovalutati nella loro importanza. Vogliamo quindi conoscere alcuni dei principali proverbi e modi di dire romani, il cui fascino è spesso oggetto di ilarità e curiosità anche fuori dai confini cittadini e regionali.

La saggezza dei proverbi e modi di dire romani

Complice il cinema e la centralità che la città di Roma ha avuto anche storicamente a partire dal 21 gennaio 1871, quando divenne capitale d’Italia, i proverbi e i modi di dire romani sono tra quelli più conosciuti anche a livello nazionale. Certo, spesso sono distorti o conosciuti per la sonorità o i pregiudizi contro i romani, Roma e quello che rappresenta, ma restano un tratto distintivo della romanità. E poi, come tutti i proverbi, sono una sintesi perfetta di storia, cultura popolare e tradizioni. In molti casi vere e proprie perle di saggezza che raccontano più di quanto si potrebbe immaginare.

9 principali proverbi e modi di dire romani

A chi tocca nun se ‘ngrugna

A chi tocca non si risenti e non si arrabbi. Propriamente il grugno è il muso degli animali e, per estensione, viene riferito al volto delle persone arrabbiate. Questo modo di dire vuole indicare che chi è oggetto di una disgrazia o di una situazione particolare (“a chi tocca” appunto) non deve prendersela (“non ingrugnarsi”, non mettere il broncio), ma accettare la situazione e andare oltre.

Chi entra papa ner conclave, ne risorte cardinale

Chi in conclave entra Papa ne esce cardinale. Il primo dei proverbi e modi di dire romani legati alla cristianità e al papato. E fa riferimento alla secolare storia in cui tantissimi cardinali entrano in conclave essendo convinti di diventare pontefici e, invece, ne escono come sono entrati: cardinali appunto. È un modo di dire spesso utilizzato per indicare come chi, in qualsiasi votazione (come è appunto il conclave), entri favorito, ne esca poi sconfitto. Ed è una verità che è possibile riscontrare anche in tantissimi altri contesti, non solo quello religioso.

Chi mena pe’ pprimo mena du’ vorte

Chi picchia per primo picchia due volte. Un modo di dire un po’ forte, che forse suona stonato alle nostre orecchie. Eppure è figlio di quella mentalità popolare anche profondamente realistica e priva di tante fantasie e ricostruzioni ideologiche. Non è certo la sede per stabilire la bontà o meno della pratica che si nasconde dietro questo modo di dire, ma è la traduzione volgare (nel senso che viene dal volgo) dal forse più aulico “l’attacco è la miglior difesa”. Al di là dell’aspetto “violento”, è un principio che può essere applicato anche ad altre dimensioni della vita.

Fidete der ricco impoverito e nun te fidà der povero arricchito

Fidati del ricco che è diventato povero e non del povero che è diventato ricco. Un classico esempio di saggezza popolare che ricorda come spesso la gratitudine e la riconoscenza non vadano d’accordo con la ricchezza. Questo proverbio romano, poi, sembra rifarsi anche a quanto presente nel Vangelo (Mt 18, 21-35) dove si narra di un servo che, una volta che gli sono stati condonati i debiti dal suo padrone, diventa spietato con colui verso il quale nutriva dei crediti.

Iddio nun è trino ma quattrino

Dio non è trino, ma quattrino. La traduzione forse non esplicita del tutto il significato di questo modo di dire. Il termine ‘trino’ fa riferimento alla Trinità di Dio per i cristiani (Padre, Figlio e Spirito Santo), mentre ‘quattrino’, anche per assonanza, è invece il denaro. Può apparire blasfemo, ma è quella spietatezza verbale tipica romana, figlia anche di una cultura pervasa in tutto e per tutto dalla cristianità e dalla convivenza con il papato e tutto l’apparato ecclesiale centrale. Questo detto vuole indicare come la divinità in terra sia quella data dalla ricchezza, dal denaro.

Morto un papa se ne fa n’antro

Morto un papa se ne fa un altro. Questo è un modo di dire particolarmente eloquente che non necessita di troppe spiegazioni. Ma è utile comprenderne il significato profondo anche in relazione all’estensione del significato che questo modo di dire ha assunto. Ed è frutto proprio di quella coesistenza con il papato di cui abbiamo detto prima. I romani hanno coniato questa espressione per colpire coloro che si reputano indispensabili. Se anche il Papa, con tutta la sua autorità, non è sempre lo stesso, ma il suo compito viene svolto da un’altra persona che prende il posto del predecessore defunto, come si può pensare di essere così insostituibili? Uno dei modi di dire forse più sottili, prosaici e spietati, ma allo stesso tempo illuminante nella sua veridicità.

Nun c’è trippa pe’ gatti

Non c’è trippa per i gatti. Un’espressione che riassume alcune delle caratteristiche della città di Roma: i gatti e la trippa. È un modo di dire molto graffiante per indicare come quello che si sta cercando vada individuato altrove perché in quel posto non c’è.

Poco a gniente j’è parente

Poco a niente gli è parente. Uno dei proverbi e modi di dire romani più sintetici, ma carichi di significato. È un po’ la risposta, tra il cinico e il realismo più crudo, che si potrebbe dare a quell’ottimismo che vede sempre il bicchiere pieno o che è convinto che meglio sia poco che niente. Per il romano, invece, poco o niente sono la stessa cosa, tanto da essere parenti.

Si nun è zuppa è pan bagnato

Se non è zuppa è pane bagnato. Concludiamo questa raccolta dei principali proverbi e modi di dire romani con un detto legato all’alimentazione. Solitamente il detto viene utilizzato per indicare due cose uguali tra loro, con un chiaro intento denigratorio e riduzionista. In realtà il significato è molto più profondo e fa riferimento all’origine delle parole. Zuppa, infatti, significa proprio fetta di pane bagnata e faceva quindi riferimento (in passato dove la cucina era più povera) al medesimo piatto.

Scritto da Daniele Di Geronimo

Sono nato nel maggio del 1986 in provincia di Roma. Laureato in Lettere, amante della lettura, della scrittura e di tutto ciò che la lettura e la scrittura possono significare nel mondo del web. Sono attivo sui maggiori social network.

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