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La lingua dei romani: origini e caratteristiche del romanesco

Romanesco

Quando si arriva a Roma si viene travolti dalla bellezza dei suoi luoghi e monumenti caratteristici, ma anche dalla caratteristica parlata dei romani. Il romanesco, al pari degli altri dialetti, ha tratti unici e inconfondibili che lo rendono facilmente riconoscibile (e sono gli elementi su cui spesso si basano le ironie e i modi di dire). Nel caso del romanesco (da non confondere con il romanaccio) la sua popolarità anche fuori dai confini locali è dovuta alla diffusione del cinema e della televisione; molti degli studi sono infatti nella città eterna e anche molti dei protagonisti vengono da qui e le loro flessioni dialettali hanno quindi avuto una diffusione decisamente notevole.

Romanesco o romanaccio?

Ogni dialetto è, dal punto di vista linguistico, una lingua e non va banalizzato né sottovalutato. Il romanesco, quindi, ha una sua dignità e storia come gli altri dialetti. Il cosiddetto romanaccio è invece il romanesco nel quale abbonda l’uso di parolacce. Non è una prerogativa della lingua dei romani: tutti i dialetti utilizzano queste espressioni volgari, tanto che alcune sono state addirittura sdoganate.

Storia e caratteristiche del dialetto romanesco

Il romanesco così come lo conosciamo oggi (al netto di tutti i cambiamenti cui va incontro qualsiasi lingua viva) nasce nel Medioevo prendendo ovviamente influenza dalla lingua latina. Il latino era la lingua ufficiale ma un po’ come accade oggi con l’italiano era una lingua tecnicamente parlata da pochi. La gente povera, il popolo, coloro che non aveva studiato, parlava una forma “rozza” di latino dal quale ha avuto origine poi il romanesco.

Come tutti i dialetti anche il romanesco è andato incontro ad alcune evoluzioni e le più importanti sono quelle verificatesi durante il Rinascimento. In questo periodo il romanesco subisce l’influsso del fiorentino tanto che per molti aspetti diventa simile al dialetto toscano. Altre significative evoluzioni sono quelle determinate tra Ottocento e Novecento da scrittori e poeti come Giuseppe Gioacchino Belli e Trilussa.

Il romanesco, come detto, deve molto (anche in termini di diffusione nazionale) a molti attori e protagonisti del mondo dello spettacolo. Tra i principali meritano una particolare menzione Aldo Fabrizi, Anna Magnani, Gabriella Ferri, Gina Lollobrigida e Nino Manfredi fino a passare ai più recenti Enrico Montesano, Gigi Proietti, Carlo Verdone e Marco Giallini. Espressioni esemplari del romanesco sono poi gli stornelli (le canzoni popolari) che sono quelle canzoni che parlano della romanità (non solo scherzose) note ancora oggi. Alcuni esempi? Tanto pe’ cantà, Fatece largo, Er barcarolo e Roma nun fa la stupida stasera.

Le principali caratteristiche che da un punto di vista linguistico contraddistinguono il romanesco sono le elisioni, il raddoppiamento delle consonanti e l’utilizzo del verbo stare al posto del verbo essere. Alcuni esempi di queste caratteristiche sono le elisioni dei verbi e dei sostantivi “che stai a fa” e “voglio dormì”, ma anche “oggi sono libbero” e “ndo stai?”.

Esempi di romanesco

Trovandovi a Roma, anche solo di passaggio, potrete apprezzare il romanesco tramite queste comuni parole: abbiocco (riposino), accannà (abbandonare), acchittasse (vestirsi elegantemente), anvedi (guarda un po’), aó (richiamo generico), appizzasse (avvicinarsi), aridaje (ci rifai), avoja! (certo), bajocchi (soldi), bazzicà (frequentare), beccasse (vedersi), bella (ciao), boro (cafone), brillocco (pietra preziosa), buggerà (fregare), caciara (gran confusione), daje (dai), fregnaccia (stupidaggine), gabbio (prigione), impiccio (affare), magheggio (trucco) e patacca (oggetto falso).

Scritto da Daniele Di Geronimo

Giornalista pubblicista e Copywriter. Da Roma non ho preso solo la provincia di nascita, ma anche l'amore e l'interesse per una città unica nel suo genere convinto che il meglio della sua storia possa (e debba) ancora essere vissuto e raccontato.

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