La stampa internazionale torna periodicamente su un tema ricorrente quando racconta Roma: la lentezza cronica dei grandi cantieri della capitale. In un reportage del 2025, Courthouse News Service ha osservato che solo il 16% dei fondi europei destinati a Roma e alla regione risultava speso, citando un’analisi della Fondazione Openpolis e la testimonianza di un urbanista secondo cui i finanziamenti si disperdono su troppi interventi minori invece di concentrarsi su pochi progetti davvero trasformativi. Sempre nel 2025 Euronews ha invece raccontato l’altro lato della medaglia: l’apertura delle nuove stazioni della Metro C vicino al Colosseo, definite “archeostazioni” per i reperti esposti al loro interno, un cantiere durato quasi vent’anni. Ancora, NPR ha ricordato che l’Italia conta circa 600 opere pubbliche rimaste incompiute (autostrade a metà, ponti interrotti, edifici mai finiti) un fenomeno attribuito a cattiva gestione amministrativa e a fondi statali talvolta finiti in inchieste per corruzione.
Quello che emerge è un quadro di una città che sembra volersi trasformare, ma che per un motivo o per un altro non riesce a farlo.
Quattro progetti in attesa di completamento
#1 Stadio della Roma, da Tor di Valle a Pietralata
Il nuovo stadio dell’AS Roma è probabilmente il caso più emblematico della capacità di Roma di trasformare un progetto in una storia lunga decenni. L’idea di uno stadio di proprietà nasce nel 2014 con il progetto di Tor di Valle, presentato ufficialmente nel 2016. Dopo anni di iter amministrativi, modifiche progettuali, vincoli e contenziosi, quella soluzione è però definitivamente tramontata.
La Roma ha quindi spostato il progetto a Pietralata, dove nel 2022 ha presentato a Roma Capitale uno studio di fattibilità per un nuovo impianto multifunzionale. Nel marzo 2026 l’Assemblea Capitolina ha approvato definitivamente il Progetto di fattibilità tecnica ed economica, confermando il pubblico interesse dell’intervento.
Il nuovo stadio avrà 60.605 posti e sarà accompagnato da un intervento di rigenerazione urbana molto più ampio. Il progetto interessa circa 27 ettari, con 11,6 ettari destinati a verde pubblico e altri 3,5 ettari a piazze e percorsi pedonali.
Anche i numeri economici sono cambiati rispetto al progetto originario. L’investimento previsto è oggi di circa 1,048 miliardi di euro, interamente finanziato attraverso risorse private secondo il piano economico-finanziario del progetto. La previsione è di aprire il cantiere nel 2027, mentre l’entrata in funzione è indicata per il 2031.
Il progetto, quindi, non è più soltanto una promessa. Ha superato uno dei passaggi amministrativi più importanti, ma non significa ancora che lo stadio sia pronto a essere costruito. Tra comitati che sollevano criticità e il timore atavico che, per un motivo o per un altro, un progetto così ambizioso per la città possa naufragare, resta da completare l’iter autorizzativo prima dell’apertura effettiva del cantiere.
Dopo dodici anni dal primo progetto, per ora il nuovo stadio, resta ancora solo un progetto.
#2 Stadio Flaminio, il progetto della Lazio prende forma
Se lo stadio della Roma ha cambiato completamente posizione, quello Flaminio è invece rimasto esattamente dove si trova da decenni, aspettando una nuova vita.
L’impianto progettato da Pier Luigi Nervi è chiuso dal 2011 e rappresenta uno dei casi più complessi di recupero del patrimonio sportivo della capitale. Nel 2026 la Lazio ha presentato un progetto di riqualificazione del valore indicato di circa 480 milioni di euro, con l’obiettivo di acquisire il diritto di superficie dello stadio per 99 anni e trasformarlo nella propria nuova casa. La capienza prevista è di circa 50mila spettatori.
Ad agosto 2026 è arrivato però un passaggio importante. Nell’ambito della Conferenza dei servizi preliminare, la Soprintendenza ha espresso un parere favorevole al progetto, accompagnandolo tuttavia con alcune prescrizioni legate alla tutela dell’opera di Nervi. Tra i punti sui quali sono richieste modifiche ci sono la tribuna e la pensilina.
Il via libera non equivale quindi all’apertura del cantiere. È però un passaggio significativo perché consente al procedimento amministrativo di proseguire.
Anche in questo caso Roma si trova davanti a un progetto che, almeno sulla carta, potrebbe recuperare un pezzo importante della città. Per vedere davvero gli operai al lavoro, però, occorreranno ancora altri passaggi.
#3 Metro C oltre San Giovanni, il cantiere finalmente continua
La Metro C è forse il simbolo perfetto del rapporto complicato tra Roma e le infrastrutture moderne. La linea è stata progettata per attraversare una delle aree archeologicamente più delicate d’Europa e proprio questa caratteristica ha trasformato la sua costruzione in un’impresa molto più complessa del previsto.
Nel dicembre 2025 sono state inaugurate le stazioni Colosseo-Fori Imperiali e Porta Metronia, due delle cosiddette stazioni-museo nelle quali sono stati integrati i reperti ritrovati durante gli scavi. Il progetto della Metro C è arrivato a quel punto dopo oltre vent’anni di lavori e ritardi legati anche alla necessità di proteggere e valorizzare il patrimonio archeologico trovato nel sottosuolo.
La storia, però, non è finita.
Nel 2025 è stato approvato il progetto definitivo della tratta T2 da piazza Venezia verso il quartiere Prati. Il tratto è lungo circa 4 chilometri e comprende quattro nuove stazioni: Chiesa Nuova, Piazza Pia, Ottaviano e Mazzini.
Il 25 febbraio 2026 sono partiti i lavori della tratta T2. Il Comune ha quindi superato la fase progettuale e consegnato le aree di cantiere, dando avvio alle attività vere e proprie. Il punto interessante è proprio questo: la Metro C non appartiene più soltanto alla categoria delle grandi opere eternamente annunciate. Una parte del progetto è già in esercizio e un’altra è effettivamente entrata nella fase di cantiere.
Il problema è che il completamento dell’intera linea resta lontano. La complessità del centro storico, gli scavi archeologici e la necessità di realizzare opere profonde in un’area densamente edificata continuano a rendere la Metro C una delle infrastrutture più difficili da costruire in Italia.
Roma, insomma, sta ampliando la sua linea metropolitana. Ma lo sta facendo con tempi che raccontano ancora una volta quanto sia difficile realizzare infrastrutture moderne sopra e sotto una città costruita in tremila anni.
#4 Grande MAXXI, uno dei progetti che non si è fermato
Il Grande MAXXI rappresenta un caso diverso rispetto alle opere rimaste per anni sospese tra annunci e autorizzazioni. Il masterplan punta ad ampliare e trasformare il complesso (uno dei musei più importanti della città) progettato da Zaha Hadid attraverso nuovi spazi per la cultura, aree verdi, servizi e interventi di rigenerazione dello spazio pubblico. Tra gli elementi più visibili c’è la trasformazione di Piazza Alighiero Boetti, destinata a diventare una nuova piazza verde.
I lavori per la trasformazione della piazza sono stati programmati nel 2026 e rientrano nel più ampio progetto Grande MAXXI. Il programma comprende anche il MAXXI Hub+Green, con nuovi spazi destinati a depositi accessibili, attività espositive, formazione e restauro del contemporaneo. Il cronoprogramma prevede il completamento di una parte degli interventi nel 2026 e l’arrivo del nuovo Hub nel 2027.
È quindi uno dei pochi grandi progetti romani nei quali, almeno allo stato attuale, la parola “cantiere” non coincide con “attesa”. I lavori sono partiti e il 2027 dovrebbe rappresentare un ulteriore momento di verifica sulla capacità della capitale di portare a termine quanto progettato.
Due casi a parte
Nuovo Mercato di Testaccio, un’opera che è già realtà
Il Mercato di Testaccio è importante proprio perché racconta una storia diversa.
Nella bozza originale la data del 2022 va corretta: il nuovo Mercato di Testaccio è stato inaugurato il 2 luglio 2012, dopo un percorso progettuale sviluppatosi tra il 2007 e il 2012. La nuova struttura è stata realizzata a poche centinaia di metri dalla sede storica del mercato e ha sostituito progressivamente il precedente assetto di Piazza Testaccio.
Il progetto dimostra quindi che non tutte le trasformazioni urbane romane sono rimaste bloccate per decenni. In questo caso l’intervento è stato effettivamente completato e il mercato è oggi una struttura pienamente operativa.
La Vela di Calatrava, da simbolo dell’incompiuto a nuova vita
Se esiste un’immagine capace più di ogni altra di rappresentare il “non finito” romano, è quella della Vela di Calatrava a Tor Vergata.
Il progetto della Città dello Sport nasce nel 2005 in vista dei Mondiali di nuoto del 2009. I costi aumentarono progressivamente e il cantiere venne fermato dopo che erano già stati spesi oltre 200 milioni di euro. Per più di quindici anni l’area è rimasta sostanzialmente abbandonata, diventando uno dei simboli italiani delle grandi opere incompiute.
La svolta è arrivata con il trasferimento dell’area all’Agenzia del Demanio nel 2021. Il nuovo progetto non punta semplicemente a completare quello originario, ma a recuperare e riconvertire il complesso all’interno di un intervento più ampio di rigenerazione urbana.
In vista del Giubileo dei Giovani del 2025, l’area è stata riqualificata grazie a un investimento complessivo di 80 milioni di euro e riconsegnata alla città nel luglio 2025. La Vela è così tornata a essere utilizzabile per grandi eventi, dopo anni nei quali era rimasta sostanzialmente inutilizzata.
Il recupero non significa che l’originario progetto della Città dello Sport sia stato completato esattamente come immaginato da Calatrava. È, piuttosto, una riconversione di quello che rimaneva di un’opera incompiuta.
Ed è forse proprio questo il punto più interessante della vicenda. Dopo quasi vent’anni, Roma non ha completato la città dello sport pensata nel 2005. Ha però trovato un nuovo modo di utilizzare una struttura che sembrava destinata a rimanere per sempre una gigantesca rovina contemporanea.
Il paradosso di Roma, quindi, non è semplicemente quello delle opere che non vengono mai realizzate. È quello di una città nella quale il tempo necessario per passare dall’idea alla realtà può essere così lungo da rendere irriconoscibile il progetto iniziale.
Roma, insomma, cambia. Solo molto lentamente. Tanto che spesso sembra arrivare in ritardo.
