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L’oro nell’antica Roma: non solo monete

L'oro nell'antica Roma

Uno dei materiali che da secoli, anzi sarebbe meglio dire millenni, accompagna la storia dell’uomo è l’oro. Esso è un materiale che rappresenta valore, in tutte le sue forme e versioni. Diverse curiosità sono legate all’oro nell’antica Roma; curiosità che permettono di confermare la straordinaria importanza di questo materiale, ma anche di scoprire diverse particolarità sulla nostra storia.

L’importanza dell’oro

Perché l’oro è così importante tanto da aver accompagnato diverse epoche compresa quella dall’antica Roma a oggi? Sono diverse le ragioni di questa rilevanza. L’oro è infatti un bene che ha un valore universale; non conosce valuta nazionale che non possa essere scambiata con questo materiale. Anche per questa ragione sono tanti i compro oro a Roma, consentendo in qualsiasi momento di ottenere liquidità a fronte della presentazione di oggetti in oro. Nonostante il valore possa mutare nel corso del tempo, l’oro rimane un investimento sicuro. Può ridursi il valore, ma l’oro non perderà mai il suo valore. Anche per questi motivi l’oro fin da prima dell’antica Roma ha rappresentato un materiale così prezioso da essere utilizzato per la realizzazione degli oggetti più importanti (gioielli, monili, articoli sacri, decorazioni regali, eccetera).

L’oreficeria romana

Tra le numerose meraviglie e attività rilevanti che l’antica Roma ci ha consegnato troviamo anche l’attività di lavorazione dell’oro. A partire dal I secolo a.C., complici le sempre maggiori conquiste territoriali, si sviluppa una vera e propria oreficeria romana. Le disponibilità di oro erano sempre enormi (in quanto frutto di saccheggi, conquiste, sottomissioni, eccetera) e questo ha permesso all’oreficeria romana sia di avere sempre una grande quantità di materie prime, ma anche di avere una contaminazione culturale di grandissimo valore. A Roma arrivavano tantissimi articoli d’oro, alcuni dei quali venivano conservati, altri venivano fusi o lavorati (creando fili o lamine d’oro) per la realizzazione di altri oggetti.

La fusione avveniva attraverso l’utilizzo di stampi di pietra, mentre per realizzare lamine il più sottili possibili, l’oro veniva battuto sull’incudine (come si fa anche con altri metalli meno preziosi), ma all’interno di due strati di pelli di vitello. In questo modo lo spessore diminuiva senza rovinare il prezioso metallo.

Una delle maggiori abilità che gli orafi dell’antica Roma riuscirono a elaborare fu quella di mescolare l’oro insieme ad altri metalli preziosi (pietre, argento, eccetera), riuscendo a realizzare monili e articoli di rara bellezza e altissimo valore.

L’aureo: la moneta d’oro romana

Nell’antica Roma l’oro venne utilizzato anche per la realizzazione delle monete. Le prime risalgono al 250 a.C. e avevano un peso di poco più di 3 e 6 grammi. Successivamente vennero emesse anche monete con una maggiore quantità d’oro. Le monete romane presero anche per questo motivo il nome di aurei (aureo al singolare).

Giulio Cesare stabilì che il peso dell’aureo dovesse essere uguale a un quarto di quello della libbra romana (otto grammi circa). A partire dall’età imperiale su un lato delle monete veniva impresso il volto dell’imperatore, mentre sull’altra parte (il rovescio) varie scene rilevanti dal punto di vista storico.

L’aureo in quanto tale fu coniato fino all’inizio del IV secolo, quando Costantino lo sostituì con il solido. Questa moneta era, a differenza dell’aureo, più sottile e più grande.

Scritto da Daniele Di Geronimo

Sono nato nel maggio del 1986 in provincia di Roma. Laureato in Lettere, amante della lettura, della scrittura e di tutto ciò che la lettura e la scrittura possono significare nel mondo del web. Sono attivo sui maggiori social network.

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