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Idi di marzo: cosa sono e quando si celebrano

Idi di marzo

Non sono propriamente un giorno di festa, anche perché quelle più celebri parlano di morte e di sangue, ma sono comunque importanti da conoscere. Parliamo delle idi di marzo, un’espressione molto diffusa e sentita, ma non per questo a tutti nota. Ma sicuramente importante, forse fondamentale, per la storia di Roma.

Cosa sono le idi

Per capire le idi di marzo (“idus Martiae” in latino) è utile comprendere cosa sono le “idi”. Di per sé non indica un giorno preciso, semplicemente perché anticamente non si usava il modo moderno di contare i giorni. Il calendario esisteva, certo, ma era scandito su ritmi diversi da quelli odierni. Per cui le “idi” erano i giorni a metà del mese. Quindi le idi di marzo sono i giorni a metà del mese di marzo. Anche se non legato a una festa vera e propria, la divisione dei mesi avveniva seguendo soprattutto il ciclo lunare. Questo periodo veniva diviso in tre parti e i giorni si contavano in rapporto a questi riferimenti.

Il calendario utilizzato dai romani era quello detto giuliano, in quanto entrato in vigore sotto il regno di Giulio Cesare. Oggi, invece, utilizziamo il calendario gregoriano, quello introdotto nel 1582 da Papa Gregorio XIII. Ma per le idi di marzo occorre tornare a parlare di Giulio Cesare, il responsabile, suo malgrado, della notorietà di questo giorno di marzo.

Il Cesaricidio

Le idi di marzo, infatti, sono divenute celebri perché corrispondono alla data della morte di Giulio Cesare. Siamo il 15 marzo del 44 a.C. e, aspetto non poco curioso, è l’anno successivo all’introduzione del calendario giuliano, voluto proprio da Giulio Cesare. Si parla quindi di Cesaricidio, uno degli eventi della storia di Roma più conosciuto e discusso.

Giulio Cesare, infatti, fu ucciso per opera di una congiura organizzata da un gruppo di senatori. I nomi di Bruto e Cassio sono passati alla storia proprio per questo. Così come le parole Tu quoque, Brute, fili mi (Anche tu, o Bruto, figlio mio) che Cesare avrebbe pronunciato mentre veniva pugnalato. L’espressione abbreviata “tu quoque” continua a essere utilizzata con significato di rimprovero (a volte anche scherzoso) quando si scopre con sorpresa qualcuno che sta facendo qualcosa che da lui non ci si sarebbe mai aspettato. La leggenda narra anche come tale tragico epilogo della sua vita fosse stato preannunciato a Giulio Cesare da un indovino.

Abbiamo anticipato come l’uccisione di Giulio Cesare sia uno degli episodi non solo più noti, ma anche più discussi della storia. Per alcuni questo episodio è il simbolo del tradimento compiuto da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino. Per altri, invece, il simbolo della giusta uccisione di quello che era considerato come un tiranno che aveva accumulato enorme potere nel tempo, con lo scopo di preservare la Repubblica come istituzione. Anche per questo motivo il Cesaricidio è stato oggetto di numerose narrazioni teatrali, letterarie e cinematografiche.

L’estensione del significato di un termine ha coinvolto, dopo il “tu quoque”, anche la stessa parola “cesaricidio”. Oltre a indicare l’uccisione di Giulio Cesare, infatti, con questa parola si fa riferimento all’eliminazione fisica di qualsiasi personaggio possa compromettere la libertà civile.

Scritto da Daniele Di Geronimo

Sono nato nel maggio del 1986 in provincia di Roma. Laureato in Lettere, amante della lettura, della scrittura e di tutto ciò che la lettura e la scrittura possono significare nel mondo del web. Sono attivo sui maggiori social network.

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