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Bomarzo, mostri a sorpresa

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Se vuoi trascorrere qualche ora in un posto leggendario, prendi la strada che porta a Viterbo, a 18 km dal capoluogo immerso nella bellissima Tuscia, ti ritroverai catapultato in un boschetto colmo di mistero, di mostri mitologici, carico di simbologia, che ti condurrà attraverso un percorso iniziatico e surreale.

Per chi non conoscesse questo inusuale posto, consigliamo di visitarlo soprattutto nel periodo che va dalla primavera all’autunno, per poter assaporare al meglio le sensazioni contrastanti che coglieranno di sorpresa l’ospite.

Un po’ di storia

Il giardino venne progettato nel 1552 dal principe Vicino Orsini, purtroppo anche i nobili non sono scevri da disgrazie. Sfortunatamente Giulia Farnese, moglie di Vicino, morì nel 1560 e da quel momento lui si chiuse in una profonda meditazione.

Il principe era un cultore dell’esoterismo e quindi fece costruire un gran numero di statue, di mostri  giganteschi e paurosi carichi di significato mitologico, animali esotici, iscrizioni e indovinelli incisi su sedili di peperino ed obelischi sparsi in tutto il magico percorso. Ma tutto fu reso più bello da fontane, da un tempio dedicato alla defunta sposa e da una bellissima casa sghemba che fa girare letteralmente la testa di chi la visita.

Il bosco, non comparabile a nessuna delle architetture cinquecentesche, fu forgiato per stupire gli ospiti.

Il nobile Vicino, il cui vero nome era Pier Francesco, fece costruire dall’allora famoso architetto Pirro Ligorio, raffinati giardini con ornamenti davvero particolari e l’eccentrico bosco creato per sorprendere, incuriosire, e distorcere completamente, come in una visione onirica, la realtà.

Purtroppo i discendenti di Vicino abbandonarono questo splendido parco, che negli anni a seguire cadde nella dimenticanza. Per 400 anni fu trascurato, finchè nel 1954 il terreno del Bosco viene acquistato da Giovanni e Tina Bettini i quali lo recuperano per quanto possibile.

Infatti ci sono delle fotografie veramente curiose, dove troviamo greggi pascolare tra le enormi figure mitologiche e contadini utilizzare il terreno per coltivare le loro sementi.

Durante questi anni di oblio molti letterati ed artisti, fecero visita al bosco sacro.

Nomi del calibro di Goethe, Lorrin, Dalì, che però così facendo, attirarono altri illustri colleghi che ne rimasero affascinati.

Il parco è un inganno della mente, il prodotto della fantasia di un nobile sicuramente molto sensibile all’arte e intrigato dall’alchimia.

Ma cosa ci aspetta ?

Il parco abbonda nei suoi tre ettari, di tanti e strani simulacri allegorici.

Una delle figure che passeggiando rimarrà piu impressa, sarà Plutone, simbolo stesso del parco, guardiano infernale, che con le sue enormi fauci spalancate, assicura ai passanti un fresco riposo.

La casa inclinata è tra costruzioni più antiche, venne edificata da Giulia, la moglie del principe, per sottolineare come la nobile famiglia fosse destabilizzata dall’assenza del marito che era in quel momento prigioniero di guerra e quindi la sua mancanza determinava la difficoltà di mantenere la casata Orsini in piedi.

Continuando a camminare troviamo anche animali come la tartaruga, la balena, la suggestiva statua dell’Orlando Furioso che fa a pezzi un giovane pastore.

L’elefante con la torre sul dorso, potrebbe simboleggiare anche la morte del figlio di Vicino in battaglia, il pachiderma infatti stringe nella proboscide un soldato.

Bellissimo e di finissima fattura, con la cupola dalle suggestive rimembranze fiorentine, è il  tempietto dedicato alla moglie, forse delegato a contenere le spoglie mortali dell’amata Giulia.

Un posto, sacro, magico, esoterico da visitare con calma, uno spazio carico di energia per meditare.

Scritto da Federica Giancristofaro

Romana, perdutamente innamorata della sua città e della storia in generale.
Scrivo per passione e sono alla continua ricerca di storie da raccontare.

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