in

Vejo, un piccolo borgo con una storia antichissima

veio

Sconosciuto ai più, ti consiglio di visitare questo piccolo parco pieno di storia nel Borgo di Isola Farnese.

Siamo sull’antica via Cassia poco fuori dal Raccordo anulare, un anello che gira tutto intorno a Roma. Svoltando in una stradina che come indicazione, riporta solo un quasi invisibile cartello  di segnalazione stradale, inizia già a capire che stai per arrivare in un bel posto.

Una antica città etrusca.

Se ti capita di transitare proprio su quella strada, nei mesi che vanno da novembre ad aprile e la giornata è limpida, puoi avere la fortuna, passando con la macchina, di vedere un’altra cosa storica ma più recente, la famosa pineta che forma la scritta “Dvx” (duce, dal latino dux), lontana circa 100 km dall’Urbe, impressa sul Monte Giano verso Rieti.

Pensa a quanto possa essere grande questa scritta, che si vede dalla città di Roma, otto ettari, tanto è estesa la pineta dalla quale è formata, per un totale di ben 20.000 pini, visibile soprattutto quando il monte è innevato.

Sappiamo che la scritta è stata realizzata come omaggio a Benito Mussolini nel lontano 1939, nei decenni successivi molte volte si è pensato di cancellarla con un nuovo ed intensivo rimboschimento, in parte effettuato, ma mai in maniera definitiva. In fondo anche questo fa parte della nostra storia.

Ora tornando alla strada che conduce al vecchio Borgo di Isola Farnese, si gira a sinistra e si sorpassa un piccolo e grazioso cimitero.

La strada è dissestata, quindi fai attenzione, ma arrivare lì vale veramente la pena.

Uno spiazzo grande ti accoglie, ora parcheggia e inizia a guardarti intorno.

Ma cosa era Vejo?

L’antica Vejo (Veii per gli antichi romani) fu una importantissima città Etrusca, fu una acerrima rivale della nostra capitale per quasi 400 anni, soprattutto per il controllo della rotta commerciale sul Tevere, la guerra si concluse con un efferato assedio e relativa sconfitta di Veio da parte di Furio Camillo.

La prima cosa che ti capiterà di vedere, appena parcheggiata la macchina è un casale rosso (sembra un antico mulino) che è stata l‘Osteria del Gambero Rosso nel “Pinocchio” di Comencini del 1972. In questo punto girarono l’episodio col Gatto e la Volpe (Franco Franchi e Ciccio Ingrassia) che impersonano i fantasmi per rubare i soldi a Pinocchio.

Subito accanto al mulino ti apparirà una cascata bellissima e fragorosa, “la Cascata della Mola” attraversa il ponte ponte  e potrai veder farle fare un salto di 20 metri nella forra sottostante.

E da qui inizia l’incantesimo, subito sulla tua sinistra, iniziando a salire ti imbatti in alcune tombe etrusche, ci entri e ci puoi riuscire facendo il giro in tondo, ma sono buie pertanto fai attenzione.

Un bosco di querce ed altri alberi meravigliosi aspetta solo i tuoi passi, l’odore silvestre ed antico ti inebria.

L’area di scavo è immensa e molte zone sono ancora in situazione di stallo purtroppo, celando chissà ancora quali antichi e meravigliosi tesori, infatti solo una parte di questa area archeologica è venuta fuori con gli scavi.

Tra le cose non a pagamento che puoi ammirare, ci sono in particolare; la tomba Campana e la tomba dei Pilastri, la bellissima galleria (scavata dagli estruschi) chiamata Ponte Sodo,  lunga circa 70 metri dentro cui scorrono le acque del torrente Crevera e che in molti periodi dell’anno si può percorrere a piedi, attrezzandosi adeguatamente, essendo estremamente scivoloso. Se vuoi documentarti di più, ti consiglio vivamente di visitare il sito del bravissimo Luigi Plos. 

L’accesso al  sito del “Portonaccio” invece è legato a degli orari prestabiliti ed al pagamento di un piccolo biglietto di ingresso.

La parte più prestigiosa degli scavi è il Santuario,  è veramente grande e  meraviglioso, ed è dedicato al dio Apollo,  infatti è stata trovata una celebre statua dello stesso, ma sempre in questo stesso sito si è scoperto che veniva venerata anche la dea Minerva.

Il tempio è una costruzione di finissima fattura, e a quanto dicono gli studiosi era ornato da statue e da decorazioni colorate.

Accanto al tempio vi era una piscina che veniva utilizzata per aspersioni rituali durante le cerimonie etrusche, sembra quasi di vederli questi antichi personaggi aggirarsi dentro Veio.

Non te lo aspetti un tempio cosi grande dentro Roma, a parte quelli che trovi nel centro della città.

Ma arrivare fin qui e poter contemplare una così grande meraviglia è veramente una fortuna.

Non solo archeologia!

Qualora volessi uscire dal parco archeologico e conoscere l’antico borgo, ti consiglio di visitare questa “chicca” fuori dal trambusto cittadino.

Chi visita il borgo medioevale di Isola Farnese riferisce di percepire la sensazione di trovarsi fuori da Roma e fuori dal tempo.

Un gioiello incastonato nel tufo, rimasto invariato nei secoli, con il castello (che oltre ad essere stato dimora di altolocate famiglie, è servito anche come carcere per prigionieri di guerra), la piccola ma bellissima chiesa di San Pancrazio, insomma un territorio pieno di storia e tradizione a due passi da casa tua.

 

Scritto da Federica Giancristofaro

Romana, perdutamente innamorata della sua città e della storia in generale.
Scrivo per passione e sono alla continua ricerca di storie da raccontare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *