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Pellegrinaggio notturno al Divino Amore: storia e info utili

Pellegrinaggio notturno Divino Amore

A Roma ci sono riti e tradizioni che si mantengono inalterate nel corso degli anni e che, anche lontano dal clamore mediatico, continuano ad attrarre centinaia e centinaia di curiosi. Nel caso del Pellegrinaggio notturno al Divino Amore più che di curiosi è corretto parlare di devoti che settimanalmente, di notte, si recano qui in pellegrinaggio.

La devozione al Divino Amore

Il Santuario del Divino Amore si trova fuori dalle mura della città, in una zona periferica e anticamente agricola come quella tra la Via Appia Antica e la Via Ardeatina. Oltre alla posizione periferica anche le origini religiose sono “anomale”, non essendoci stata, a differenza di altri luoghi dove nei secoli sono stati eretti dei santuari, un’apparizione che “giustificasse” la costruzione di un luogo di culto.

Qui, in zona Castel di Leva, infatti, si trovava un’immagine antica della Madonna che teneva in braccio il Bambino. L’immagine era collocata su una delle torri di cinta del castello che qui si trovava già diroccato nel 1740, anno in cui accadde il primo miracolo. Era un pomeriggio di primavera quando un viandante, probabilmente diretto in pellegrinaggio verso San Pietro, si perse in queste zone aride e abbandonate. Scorgendo in lontananza il castello diroccato il viandante vi si dirige in cerca di informazioni sulla strada da imboccare. Appena giunto presso l’ingresso venne circondato da una muta di cani rabbiosi che non sembravano offrirgli via di scampo.

Il viandante alzando lo sguardo scorge l’immagine della Madonna e a lei si rivolge chiedendo aiuto gridando la preghiera Madonna mia, grazia!. Immediatamente i cani si fermano e i pastori del luogo, sentite le urla del viandante, accorrono in suo soccorso e gli indicano la strada verso Roma.

Del viandante non si seppe mai più nulla, ma egli continuò a narrare quanto aveva assistito tanto che rapidamente crebbe la popolarità di quel luogo nei pressi di Castel di Leva. Tanto che rapidamente quel luogo venne oggetto continuo, sia di giorno che di notte, delle visite dei pellegrini che quindi non solo chiedevano, ma anche ottenevano, numerose grazie.

Una delle più celebri è quella avvenuta durante la seconda guerra mondiale quando Papa Pio XII invitò i romani a pregare la Madonna del Divino Amore per la salvezza della città. L’invito del pontefice fu accolto in maniera straordinaria dai romani. L’adempimento del voto comportò la costruzione di un nuovo santuario la cui costruzione iniziò solamente nel 1996 e fu completata nel 2000 in occasione del Giubileo. Ancora oggi vi è l’antico santuario, dove è collocata l’icona miracolosa, e il nuovo santuario più grande.

Il pellegrinaggio notturno al Divino Amore

Anche se in maniera non sempre lineare il luogo del primo miracolo divenne presto oggetto della devozione dei fedeli e, quindi, della necessità di costruire un luogo di culto tale da accogliere i devoti e i pellegrini che qui ogni giorno, ancora oggi, si recano in pellegrinaggio. La prima chiesa fu eretta nel 1745 luogo dove fu collocata l’icona della Madonna e quello che diventerò l’antico santuario è oggi meta del pellegrinaggio notturno.

Qui, infatti, dal primo sabato dopo Pasqua e fino all’ultimo di ottobre, ogni settimana da Piazza di Porta Capena (zona Circo Massimo) i pellegrini effettuano il pellegrinaggio di notte per un percorso di 14km circa che si conclude all’alba con la Messa presso l’antico santuario.

Per partecipare è sufficiente recarsi poco prima di mezzanotte presso Piazza di Porta Capena, in quanto alle 24 il pellegrinaggio inizia alla volta del Santuario del Divino Amore al quale si giunge la mattina del giorno dopo intorno alle ore 5. Oltre all’elemento religioso e devozionale questo pellegrinaggio rappresenta ancora oggi una testimonianza storica del legame tra la fede cattolica e i romani e la possibilità di camminare di notte in alcuni degli angoli più belli della zona dell’Appia Antica, una delle strade percorse durante il pellegrinaggio.

Il pellegrinaggio prevede il passaggio sulla Via Appia Antica fino alla chiesa del Quo Vadis, quindi l’imbocco di Via Ardeatina, la tappa presso le Catacombe di San Callisto, quindi quella presso il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e infine il tratto finale in direzione del Santuario.

 

Immagine in evidenza: thanks to diocesidiroma.it

Scritto da Daniele Di Geronimo

Giornalista pubblicista e Copywriter. Da Roma non ho preso solo la provincia di nascita, ma anche l'amore e l'interesse per una città unica nel suo genere convinto che il meglio della sua storia possa (e debba) ancora essere vissuto e raccontato.

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